Lips

martedì 21 settembre 2010

Inversione dei ruoli

La ciurma di Rubber “cappello di paglia” si sta scontrando in alto mare contro di quella di Silver “l’acciaio”. La battaglia si svolge sul ponte della nave di quest’ultimo, mentre a difesa della Going Merry sono rimasti Usop, Chopper e Nami.
Dal ponte di quella nave, grande quattro volte la Going, arrivano i suoni indistinti di spade, pugni e calci. È il caso di dire che il numero non dà la vittoria, perché i quattro pirati tengono testa al centinaio nemico senza lasciar trasparire segni di cedimento.
Fa al caso nostro il proverbio “il vino buono sta nella botte piccola”.
Solo pochi “fortunati, se gli vogliamo chiamare così, riescono a raggiungere la Going Merry e come benvenuto sono rispediti al mittente.
Al momento Chopper e Usop sono occupati con due brutti ceffi, mentre un terzo si appresta a misurarsi con Nami. È il braccio destro di Silver, dice; da entrambe le mani spuntano tre lame di metallo che scintillano minacciose sotto la luce del sole.
Quello che ha detto deve essere vero, di fatto Nami nota subito che è più forte delle altre mezzecartucce incontrate finora e stenta a difendersi. I colpi dell’avversario sono veloci e lei non ha il tempo di contrattaccare: basterebbe un tornado-tempo ad assicurarsi la vittoria.
Ormai è stata spinta fino al parapetto e le lame si avvicinano sempre più, fendendo l’aria quasi avesse una consistenza.
Un fendente le sfiora la guancia e un rigolo di sangue le scorre sino al collo, sta per essere colpita cosciente di non aver via di fuga.
Dal ponte della grande nave qualcuno ha scorto la scena e si precipita sulla Merry.
Sanji attraversa tutto il ponte, togliendosi di dosso la giacca, e butta Nami a terra, sferrando contemporaneamente un calcio nello stomaco all’uomo che si è permesso di scalfire una fanciulla.
Nonostante il calcio viene colpito da dietro prima che il derelitto stramazzi.
<<Tutto bene?>> trascurando, anzi nascondendo la ferita.
<<Sì, grazie. Non ti sei mica fatto male?>>
<<No>>
Si mette in fretta la giacca, si gira voltando le spalle a Nami, che ancora un po’ stordita lo guarda allontanarsi…
…plick…
…una goccia rossa cade da sotto la giacca del cuoco…
… macchia il legno in un cerchio perfetto.
Per quanto impercettibile, lei ode quel suono. Sanji sta già risalendo sull’altra nave per tornare a combattere. Nami si avvicina alla piccola macchia circolare… è sangue; non c’è dubbio.
Di sopra Sanji combatte con un gruppo di pirati bocodibuono: non fa fatica, ma ogni volta che si cimenta in una delle spettacolari trottole si appoggia sul solo braccio sinistro.
“Accidenti… mi si sta annebbiando la vista… forse ho perso troppo sangue… Non posso mollare adesso che la battaglia sta giungendo al termine… che figura ci farei!”
Un colpo sfugge alla sua vista e l’investisce facendolo sbattere contro una parete. La sua espressione fredda lascia per un attimo trasparire il dolore.
Nelle immagini confuse qualcuno si sta avvicinando facendosi spazio a suon di bastonate; trai selvaggi pirati si modella la sagoma curvilinea di Nami con il braccio steso verso di lui.
L’afferra e si tira in piedi. Ora combatto fianco a fianco; i nemici cadono gli uni sugli altri ammassandosi come in una partita di football americano.
Quando i due si ritrovano vicini alla balaustra, Nami lo conduce a forza giù sulla Going senza dargli il tempo di liberarsi.
<<Chopper!>> chiama frettolosamente <<Vieni con me!>>
Trascina entrambi su per le scale fino alla camera e sbatte la porta fragorosamente.
<<Sanji, togliti la giacca!>>
<<E perché dovrei farlo?>>
<<È un ordine!>>
<<Sai che se bella anche quando ti arrabbi…>>
<<Non fare il cretino!>>
Con prepotenza Nami gli sfila via la giacca di dosso… sia lei che Chopper restano impietriti…
La camicia azzurra, ridotta ad uno straccio, è grondante di sangue.
L’istinto da medico spinge un allarmato Chopper a prendere di corsa la valigetta del pronto soccorso dall’armadio. A questo punto Sanji non ha più modo di ribellarsi, non può negare l’evidenza: si è ferito e come!
Nami inghiottisce la saliva, si fa coraggio e protende le mani verso la camicia satura di rosso.
Se non fosse stato per non macchiare il pavimento, è probabile che le sarebbe cascata tra le dita guardando quella che era una tremenda ferita da taglio. Tre tagli netti e profondi si distendono obliquamente dall’angolo della spalla destra lungo tutta la scapola.
La piccola renna fa sdraiare Sanji sul letto a pancia in giù, pulisce la ferita e comincia a mettere i punti per ricucire le brecce incise sulla pelle del cuoco.
…tack… Stacca il filo e dopo avergli raccomandato di non muovere un solo muscolo torna a difendere la Merry.
Scorrono secondi d’inattaccabile silenzio… Sanji si alza e indossa nuovamente la giacca che avrebbe dovuto servire da copertura.
<<Ma non hai sentito cosa ha detto Chopper!?>> lo rimprovera Nami parandosi tra lui e la porta.
<<Ho sentito>> il suo tono è impassibile come se non potesse essere raggiunto da niente e da nessuno.
<<Allora va di nuovo a letto!>>
<<Posso combattere benissimo: mi sono trovato in situazioni peggiori>>
Nami resta senza parole, un vuoto nel cuore le fa percepire lo stato irraggiungibile in cui lui si è immerso, non concepisce l’idea di non poterlo smuovere in qualche modo e si lascia catturare dall’emozione che inavvertitamente cretta la maschera costruita con tanti sforzi e sacrifici:
<<Sì, ma non per colpa mia!>>
Gli occhi di Nami si gonfiano e le lacrime bussano incessantemente per uscire…
<<Se ti succede qualcosa ora, sarà soltanto colpa mia, lo capisci! Ti sei ferito al mio posto e io non potrei mai restare indifferente!>>.
Sanji mantiene almeno esteriormente la sua freddezza e le passa oltre:
<<Me la caverò.>>
La battaglia è finita: la ciurma vittoriosa di “Cappello di paglia” è riunita in cucina.
Hanno appena finito di cenare e dopo un brindisi di birra, vino e succhi di frutta ognuno si tiene occupato a modo suo: Rubber, Usop e Chopper giocano a rubamazzo - hanno preferito un gioco semplice altrimenti Rubber non avrebbe capito nulla – mezzi sbracati sul tavolo, Zoro dorme in bilico sulla sedia, Nami studia la rotta, Robin - come al solito – legge uno dei suoi libroni e Sanji lava i piatti nell’acquaio dando le spalle agli altri. A parte Nami e Chopper nessuno sa della ferita, e non sarà certo lui a dirglielo. Sta asciugando il primo piatto e fa per riporlo nella credenza alla sua destra, ma una fitta improvvisa lo frega e glielo fa cadere di mano. Il piatto va in mille pezzi…
La partita a carte s’interrompe, Zoro si sveglia, Nami alza lo sguardo dalle mappe nautiche, Robin dal libro. I loro sguardi sbigottiti trasfigurano quei volti in espressioni ebeti e si spostano più volte da un soggetto all’altro – Sanji, piatto rotto, piatto rotto, Sanji… - come se il collegamento trai due sia impossibile ed illogico.
Lui raccoglie i cocci, li butta nel cestino e incurante continua a lavare i piatti, però appoggia gli accanto all’acquaio.
Nami si alza di scatto: <<Chopper, Sanji venite con me>>.
<<Non posso prima finire la partita>> dice Chopper con voce supplichevole <<Sto vincendo>>.
<<No>> risponde Nami, e questo “no” secco non lascia via di scampo.
Sanji sa quello che lo aspetta, ma ubbidisce per non destare sospetti, anche se la sua faccia lo tradisce neanche avesse un cartello appeso al collo con scritto “voglio restare qui”.
Prima di chiudere la porta Nami si affaccia: <<Usop, finisci tu con i piatti, vero?>>.
<<Ma io…>> Usop non riesce a replicare, Nami è già scomparsa.
I tre arrivano nuovamente nella camera, lei chiude la fila ed entra per ultima:<<Forza…>>
…Sanji la ignora…
<<Lo so che hai capito>>
Allora sbuffando si toglie la giacca. La ferita è sporca e alcuni dei punti sono saltati.
<<Nami, per favore vai a prendere dell’acqua e un asciugamano>> Chopper assume il comando in funzione di medico di bordo e lei corre subito fuori.
<<Guarda come ti sei ridotto! Ti avevo detto di non muoverti!>>
<<Ho combattuto con ferite ben più gravi… quando ero al Baratie eravamo messi peggio… poi ad Arlong Park, Zoro combatté nonostante la recente battaglia con Occhi di falco, Rubber per poco non affogava e anche Usop se l’è vista brutta… poi Alabasta… questa ferita è un pizzicotto in confronto alle altre…>>
<<Ma ora è diverso! Lei ti ha visto! Ti ha visto mentre la proteggevi! Ti ha visto mentre facevi finta di niente! Ti ha visto quando quelle carogne ti hanno buttato contro la parete! Possibile che tu non capisca!>>
Nami rientra con l’acqua che sciaborda nella bacinella che regge tra le mani.
Sanji si siede senza opporre resistenza e si lascia curare. Lei gli lava la schiena, poi Chopper rimette i punti che erano saltati.
<<Io vado a finire la mia partita>>….. se ne va e li lascia soli.
…. Nami allunga le sue dita tremanti e le fa scorrere lungo i tagli…
<<Sanji, io…>>
Lui si alza e se ne va, senza una parola.
 
Passano le settimane e il comportamento dei due si fa sempre più insolito agli occhi della ciurma: sembra che si siano scambiati i ruoli. Nami non l’ha sgridato nemmeno una volta, lo circonda d’attenzioni e cerca di parlargli… ma prendendo in considerazione le teorie di un certo spadaccino “Le donne chi le capisce è bravo!”. Sanji invece cerca di evitarla, mantiene un atteggiamento impassibile… quindi o è rincretinito o è successo qualcosa. Questa volta escludiamo il parere dello spadaccino: Sanji non è affatto rincretinito, diamo buona la seconda.
È notte; Sanji sta tornando dalla cambusa, in mano una bottiglia di vino rosso. Il suo sguardo si perde lungo il ponte e quello che vede non gli piace per niente: Zoro sta abbracciando Nami.
Non può, non vuole crederci! Il suo stupido comportamento ha fatto cadere la persona che più ama tra le braccia di un altro.
Il sangue gli ribolle come fuoco nelle vene, la gelosia ha il sopravvento tramutandosi in un istinto feroce e incontrollabile: con tutta la forza che ha in corpo tira un calcio contro Zoro buttandolo a terra. Riprendendosi Zoro si mette a ridere e si rivolge a Nami:
<<Hai visto che ha funzionato!>>
Sanji brucia ancora di rabbia: <<Non provare mai più a toccarla!>>
<<Vedi, tu non volevi parlarle, lei mi ha chiesto di aiutarla e…>>

<<Io ti ammazzo!>>
<<Ma cosa hai capito! Ti ho soltanto teso questa trappola, tra me e Nami non c’è niente!>> vedendo che negli occhi di Sanji balugina l’idea dell’omicidio, Zoro si toglie di mezzo << Sarà meglio che me ne vada… vi lascio a discutere!>> e cammina beffardamente verso la cucina.
Nami, che finora era rimasta zitta, gli chiede con voce flebile: <<Sanji, posso vedere la ferita?>>
Sanji si siede a gambe incrociate e sfila il braccio destro dalla camicia; Nami gli s’inginocchia dietro. Ormai non è rimasta che una cicatrice: tre linee parallele quasi perfette di un colorito più chiaro della pelle, indelebili.
Nami dà un bacio su quei segni, poi vi appoggia dolcemente la guancia e passa il braccio sotto quello di lui per tenersi ben stretta a Sanji.
<<Mi dispiace… avrei dovuto farcela da sola…>>
<<Non devi scusarti, sapevo che sarei stato colpito…>>
<<Ma allora…>>
Sanji si volta verso di lei e le appoggia un dito sulle labbra:
<<Shhh… non fare domande di cui sai la risposta>>.
La stringe a sé più forte che può, tanto che sembrano diventare una cosa sola.
“Sembra un paradosso,
ma nell’amore due esseri
diventano uno, e tuttavia
restano due.
                  (E. Fromm),,

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